Cassazione, SS.UU, 20448/2014 – La casa concessa in comodato dai suoceri non va restituita in caso di separazione

17/08/16 | Categorie Separazione e divorzio | 0 Commenti

Ove un immobile venga concesso in comodato dal padre al figlio e alla nuora,  per soddisfare le esigenze abitative della costituenda famiglia, la destinazione dell’immobile a casa familiare permane, indipendentemente dall’insorgere di una crisi coniugale.       

Nonostante gli oscillanti orientamenti espressi dalla Suprema Corte, con la sentenza richiamata viene confermata la posizione espressa nel 2004, ove la Cassazione aveva stabilito che  nell’ipotesi di concessione in comodato da parte di un terzo di un bene immobile di sua proprietà perché sia destinato a casa familiare, il successivo provvedimento di assegnazione in favore del coniuge affidatario di figli minorenni o convivente con figli maggiorenni non autosufficienti senza loro colpa, emesso nel giudizio di separazione o di divorzio, non modifica la natura ed il contenuto del titolo di godimento sull’immobile, ma determina una concentrazione, nella persona dell’assegnatario, di detto titolo di godimento, che resta regolato dalla disciplina del comodato, con la conseguenza che il comodante è tenuto a consentire la continuazione del godimento per l’uso previsto nel contratto, salva l’ipotesi di sopravvenienza di un urgente ed impreveduto bisogno, ai sensi dell’art. 1809″.

Pertanto,  in caso di urgente ed imprevisto bisogno del comodante, può essere richiesta la restituzione del bene.
Il bisogno, secondo i Giudici della Nomofilachia, deve avere le caratteristiche dell’imprevedibilità e dell’urgenza e deve essere sopravvenuto rispetto alla cessione in comodato; non può essere ritenuto valido, quindi, un bisogno non attuale, non concreto, ma soltanto astrattamente ipotizzabile, capriccioso o artificiosamente indotto.

 

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